Bossi, hai voluto la bicicletta?
Non solo la Lega. Ecco tutti i partiti che hanno fatto politica con lo sport
Polemica sugli schiaffi al Giro della Padania, e Francesco Moser se la prende con i “comunisti”: “E’ una vita che organizzano corse ciclistiche, come il Giro delle Regioni o il Gran premio della Liberazione, dove favorivano i russi, e nessuno ha mai detto niente. Perché anche gli altri non dovrebbero farlo?”. Il particolare sul favoritismo pro sovietico viene da un’esperienza personale di Moser. Leggi La libertà di pedalare padano non si tocca, cari Vopos dell’isola che non c’è - Leggi Bossi, hai voluto la bicicletta?
14 AGO 20

Polemica sugli schiaffi al Giro della Padania, e Francesco Moser se la prende con i “comunisti”: “E’ una vita che organizzano corse ciclistiche, come il Giro delle Regioni o il Gran premio della Liberazione, dove favorivano i russi, e nessuno ha mai detto niente. Perché anche gli altri non dovrebbero farlo?”. Il particolare sul favoritismo prosovietico viene da un’esperienza personale di Moser. Il ciclista raccontò infatti di essere stato sconfitto in volata al Gran Premio della Liberazione per via di una scorrettezza commessa da un ospite sovietico.
Sia il Giro delle Regioni che il Gran Premio della Liberazione erano corse nate dalle pagine sportive dell’Unità. Il Gran Premio, in particolare, nacque nel 1946 e col tempo acquisì l'importanza di un mondiale per i dilettanti; il primo Giro invece si fece nel 1976 su iniziativa del gruppo sportivo dell'Unità che già gestiva il Gran Premio, della Società sportiva di Rinascita di Ravenna e del Pedale Ravennate, con un decisivo appoggio di enti locali (le elezioni amministrative dell’anno prima avevano determinato una netta maggioranza del centrosinistra). Nel 1985 il ruolo di promotore del gruppo sportivo dell’Unità fu ereditato dal Velo Club Primavera Ciclistica – che lo ha ancora – e il cui fondatore e presidente è l’ottantunenne Eugenio Bomboni, per trent’anni cronista sportivo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Si sa che in politica spesso volano botte. E volano botte anche per lo sport. Figuriamoci quando sport e politica si confondono, ma non è un problema solo di oggi. In Italia nel XIX secolo le prime società sportive furono fondate quasi tutte da ex garibaldini, in genere con la sponsorizzazione della classe dirigente liberale. A un certo punto i cattolici iniziarono a organizzare una rete di società alternative, che fecero nascere le rivalità. Famosa fu, per esempio, la gazzarra che scoppiò ad Asti tra i ginnasti della società cattolica Fulgor e militanti anticlericali decisi a impedire l’ingresso nella diocesi di un nuovo vescovo. Ancora più violenta la rissa che si scatenò nel 1913 a Roma in occasione del secondo concorso ginnastico organizzato dalla Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane. In quell'occasione la presenza di una squadra austriaca provocò l’aggressione al corteo da parte di un’inedita alleanza tra nazionalisti irredentisti e anticlericali dell’Associazione Giordano Bruno.
Nella Prima Repubblica, per fortuna, scontri del genere non se ne registrarono più, ma tutti i partiti si dotarono di un “ente di promozione sportivo”. Un collegamento diretto tra movimenti giovanili e sindacati d’area. In alcuni casi l’appartenenza era dichiarata dal riferimento al simbolo: il Centro nazionale sportivo Libertas, per esempio, apparteneva alla Dc; il Centro nazionale sportivo Fiamma all'Msi, il Centro sportivo Edera al Partito repubblicano. In altri casi invece l’etichetta era più anonima: l’Unione italiana sport per tutti era un ente del Partito comunista; l’Associazione italiana cultura e sport del Partito socialista; l’Associazione centri sportivi italiani del Partito socialista democratico italiano. Era intermedia invece l’etichetta del Centro sportivo energie nuove del Partito liberale italiano, dal chiaro riferimento gobettiano.
Tutti gli enti di partito erano riconosciuti e finanziati dal Coni con i fondi provenienti dal Totocalcio, e tendevano a differenziarsi per il tipo di attività. La Uisp, in particolare, puntava a una diffusione dello sport di massa, analoga a quella dell’Arci, associazione culturale e del tempo libero cui era collegata. Senza trascurare una presenza di dilettanti, Libertas e Fiamma puntavano anche a selezionare atleti di livello olimpico. Gabriella Dorio, medaglia d’oro ai 1500 metri di Los Angeles 1984, era per esempio della scuderia Fiamma. Sara Simeoni e Maurizio Damilano, medaglie d’oro rispettivamente nel salto in alto e nei venti chilometri di marcia a Mosca 1980, erano della scuderia Libertas.
Con la Seconda Repubblica i partiti di riferimento sono scomparsi, ma gli enti sportivi sono sopravvissuti, costretti però all'indipendeza. Al contrario, i nuovi partiti nuovi non hanno cercato di strumenti analoghi, a parte la Lega, che anche in ciò conferma il suo essere l’ultimo dei partiti della Prima Repubblica.
Sia il Giro delle Regioni che il Gran Premio della Liberazione erano corse nate dalle pagine sportive dell’Unità. Il Gran Premio, in particolare, nacque nel 1946 e col tempo acquisì l'importanza di un mondiale per i dilettanti; il primo Giro invece si fece nel 1976 su iniziativa del gruppo sportivo dell'Unità che già gestiva il Gran Premio, della Società sportiva di Rinascita di Ravenna e del Pedale Ravennate, con un decisivo appoggio di enti locali (le elezioni amministrative dell’anno prima avevano determinato una netta maggioranza del centrosinistra). Nel 1985 il ruolo di promotore del gruppo sportivo dell’Unità fu ereditato dal Velo Club Primavera Ciclistica – che lo ha ancora – e il cui fondatore e presidente è l’ottantunenne Eugenio Bomboni, per trent’anni cronista sportivo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Si sa che in politica spesso volano botte. E volano botte anche per lo sport. Figuriamoci quando sport e politica si confondono, ma non è un problema solo di oggi. In Italia nel XIX secolo le prime società sportive furono fondate quasi tutte da ex garibaldini, in genere con la sponsorizzazione della classe dirigente liberale. A un certo punto i cattolici iniziarono a organizzare una rete di società alternative, che fecero nascere le rivalità. Famosa fu, per esempio, la gazzarra che scoppiò ad Asti tra i ginnasti della società cattolica Fulgor e militanti anticlericali decisi a impedire l’ingresso nella diocesi di un nuovo vescovo. Ancora più violenta la rissa che si scatenò nel 1913 a Roma in occasione del secondo concorso ginnastico organizzato dalla Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane. In quell'occasione la presenza di una squadra austriaca provocò l’aggressione al corteo da parte di un’inedita alleanza tra nazionalisti irredentisti e anticlericali dell’Associazione Giordano Bruno.
Nella Prima Repubblica, per fortuna, scontri del genere non se ne registrarono più, ma tutti i partiti si dotarono di un “ente di promozione sportivo”. Un collegamento diretto tra movimenti giovanili e sindacati d’area. In alcuni casi l’appartenenza era dichiarata dal riferimento al simbolo: il Centro nazionale sportivo Libertas, per esempio, apparteneva alla Dc; il Centro nazionale sportivo Fiamma all'Msi, il Centro sportivo Edera al Partito repubblicano. In altri casi invece l’etichetta era più anonima: l’Unione italiana sport per tutti era un ente del Partito comunista; l’Associazione italiana cultura e sport del Partito socialista; l’Associazione centri sportivi italiani del Partito socialista democratico italiano. Era intermedia invece l’etichetta del Centro sportivo energie nuove del Partito liberale italiano, dal chiaro riferimento gobettiano.
Tutti gli enti di partito erano riconosciuti e finanziati dal Coni con i fondi provenienti dal Totocalcio, e tendevano a differenziarsi per il tipo di attività. La Uisp, in particolare, puntava a una diffusione dello sport di massa, analoga a quella dell’Arci, associazione culturale e del tempo libero cui era collegata. Senza trascurare una presenza di dilettanti, Libertas e Fiamma puntavano anche a selezionare atleti di livello olimpico. Gabriella Dorio, medaglia d’oro ai 1500 metri di Los Angeles 1984, era per esempio della scuderia Fiamma. Sara Simeoni e Maurizio Damilano, medaglie d’oro rispettivamente nel salto in alto e nei venti chilometri di marcia a Mosca 1980, erano della scuderia Libertas.
Con la Seconda Repubblica i partiti di riferimento sono scomparsi, ma gli enti sportivi sono sopravvissuti, costretti però all'indipendeza. Al contrario, i nuovi partiti nuovi non hanno cercato di strumenti analoghi, a parte la Lega, che anche in ciò conferma il suo essere l’ultimo dei partiti della Prima Repubblica.